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appunti di notte

di degrees (09/05/2007 - 13:05) |

Aardvark: “Cult Copy”_ live: Dj Aardvarck (Mike Kivits) ha saputo costruirsi una solida reputazione nella scena dance internazionale. A partire dai primi anni ’80 la sua capacità di mixare ogni genere musicale, dall’hip hop alla disco, dal funk al jazz, lo ha proiettato nell’olimpo dell’avanguardia elettronica. La sua carriera è iniziata nel collettivo The Netherlands, prima come dj e poi come producer. Per 20 anni ha suonato nei principali club d’Olanda, conquistandosi residenze al Roxy, Paradiso, Club 11 e Bitterzoet. Dagli anni ’90 si afferma come producer specializzato in techno per approdare alla Rush Hour, sua attuale label, dove pubblica la fortunata serie Cult Copy. Find The Cow, uscito su Delsin nel 2002, è il suo album più noto. Il suo sound è un ibrido di broken beat, house, techno ispirato dalla scuola di Detroit e dalle nuove derive elettroniche.

Rednose Distrikt _ dj set : E’ il progetto creato da due dei più noti e talentuosi produttori olandesi: Aardvarck e Steven de Peven. Due funky clown che amano sperimentare un suono ibrido, risultato dalla fusione di broken-beat, off-side techno, soul e sampled jazz. La prima pubblicazione su Kindred Spirits è un singolo realizzato con la collaborazione di Alma Horton (già vocalist di 4Hero) seguito dall’album Iller Dan Je Ouders. La loro originale formula coniuga una seria ricerca elettronica, fondata sulla pratica del cut-up, con uno spirito divertente e divertito. Il loro sound può essere definito “slapstick electro”.

Pipslab: “Out” _ visual show: è un collettivo di giovani artisti olandesi impostosi come una delle migliori novità dell'arte elettronica performativa. Irriverenti, folli, imprevedibili fondano la ragione della loro ricerca negli elementi di contatto con l’esperienza diretta del pubblico. Provenienti da differenti specializzazioni disciplinari, utilizzano il computer come un mixer nel quale far confluire linguaggi performativi e visuali tecnologicamente molto avanzati e sempre conditi da humour. Il loro “teatro dell’assurdo mediatico” gioca con l’interattività digitale mentre la presenza fisica dei performer in scena genera ibridi contraddittori tra forme materiali e immateriali. PiPS:lab produce ogni singolo elemento che adopera nei propri live: sviluppa i software, costruisce le parti hardware, programma la musica, scrive le storie e produce i visual.


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